Le famiglie ricostituite. Difficoltà e risorse per il minore
Nel tempo la famiglia ha subito cambiamenti e trasformazioni tali da dilatare la sua configurazione tradizionale ad organizzazioni molto diversificate e complesse.
L’alta incidenza di separazioni e divorzi ci pone di fronte alla formazione di nuove strutture familiari, conseguenza di vicende spesso dolorose, che alimentano, da una parte la speranza di un nuovo inizio, ma dall’altra, possono essere fonte di disagio per i minori e gli adulti coinvolti. Quindi nell’analisi del processo di “ricostruzione” di una famiglia gli aspetti “risorsa” e “difficoltà” vanno considerati come variabili che procedono di pari passo.
L’identità
Un primo ostacolo che si pone davanti ai membri di una famiglia che nasce da una o più separazioni precedenti è quello di una definizione da un punto di vista psicologico, ma anche giuridico e sociale. Non esiste al momento una definizione univoca per questo tipo di famiglie, spesso vengono chiamate “estese”, “miste”, “allargate”, noi le chiameremo “ricomposte” o “ricostituite”. Questa incertezza ci indica che una delle difficoltà che i membri di tali sistemi devono affrontare è quella di una definizione del proprio gruppo di appartenenza, dei ruoli e delle funzioni. Ciò può rendere problematica la costruzione di una identità di gruppo. In effetti sembra permanere una sorta di “schizofrenia legale”: se da una parte il matrimonio si configura come un contratto revocabile, dall’altro si enfatizzano la continuità e l’esclusività della relazione biologica. In questo contesto il “genitore sociale” resta ai margini e viene considerato come una minaccia per il modello di famiglia ancora giuridicamente più rilevante (Wardle, 1993). Tuttavia ricerche antropologiche descrivono come regola fondante i sistemi di parentela di altre culture il principio della “pluriparentalità” e cioè che più persone siano in grado di esercitare una funzione genitoriale. Ciò afferma il principio che è la qualità delle relazioni reali tra il bambino e chi si prende cura di ad avere importanza determinante per il suo sviluppo. Per il fanciullo, quindi, sembra fondamentale la relazione che egli costruisce con uno o più adulti competenti che si interessano di lui, piuttosto che il solo legame biologico (Mazzoni, 2002). Tale figura può essere incarnata dal padre o dalla madre biologici, ma anche da un parente, da un operatore di una casa famiglia, da una maestra o da un genitore adottivo o affidatario e quindi anche dal nuovo partner di uno dei propri genitori. Questo comporta il superamento della contrapposizione tra genitorialità naturale e sociale in direzione di un modello nel quale trovino spazio entrambe seppur con distinte attribuzioni di responsabilità e diritti.
A questo scopo è importante considerare la famiglia ricomposta come una configurazione “storica” e cioè come una delle possibili configurazioni all’interno della storia del ciclo di vita familiare.
L’eredità del matrimonio
All’interno del ciclo vitale l’evento separativo si configura come una crisi del sistema. La rottura del legame matrimoniale crea una situazione di tensione, disagio o disperazione che deve essere affrontata.
La storia di una famiglia ricostituita sarà fortemente influenzata dal modo in cui sarà stata gestita la crisi matrimoniale. La riorganizzazione delle relazioni e delle funzioni genitoriali sarà legata, quindi, alla qualità dell’elaborazione della perdita relativa alla separazione.
Divorziare significa elaborare la perdita di un’appartenenza. Spesso tale appartenenza viene identificata nella casa coniugale che diviene pertanto un simbolo di questo legame. La modalità con cui “si va via di casa” può essere un indicatore di tale processo di elaborazione. La possibilità di aprire o chiudere lo spazio generativo per una nuova relazione e quindi la disponibilità a costruire ancora, sembra essere collegata alla polarità tra la “conservazione parziale” della casa , da un lato, e la sua “demolizione” dall’altro. Se qualcosa della storia precedente può essere salvato si può superare la frattura portandosi qualità e beni in un altro spazio-territorio, viceversa se il “legame-casa” viene totalmente disprezzato occorrerà abbandonare il territorio per costruirne uno del tutto nuovo e diverso senza conservare alcuna traccia della propria storia (Cigoli, 2002). Ciò rende estremamente fragile il nuovo sistema familiare ed estremamente a rischio la relazione genitoriale con grave minaccia per la salute dei minori.
La capacità di elaborare la perdita connessa alla separazione favorisce, quindi, la possibilità di un nuovo investimento sia dal punto di vista della coppia adulta, sia dal punto di vista della relazione adulto-bambino.
Ahrons (1987) ha evidenziato cinque tipi di riorganizzazione genitoriale e coniugale dopo la separazione che influiscono sulla formazione della famiglia ricomposta:
- La diade dissolta
- Gli amici perfetti
- I colleghi collaboranti
- I colleghi arrabbiati
- I nemici furenti.
Nella diade dissolta uno dei due partner si allontana quasi completamente, spesso si tratta del padre che, così facendo, perde i contatti anche con i figli. Ciò può comportare l’insorgere di configurazioni relazionali non sempre funzionali al benessere degli stessi. A volte un figlio può assumere il ruolo del partner assente, in altri casi può assumere comportamenti regressivi o genitoriali. Tutto questo evidentemente blocca il processo evolutivo del minore. In tale scenario può costituire una risorsa l’avvento di un nuovo legame per la mamma. Il nuovo partner può così supportare emotivamente la donna sollevando il figlio da un’eccessiva responsabilità e frequentemente può sostituire la funzione del genitore assente. In altri casi, tuttavia, il ragazzo potrebbe avere delle difficoltà a costruire una buona relazione con il nuovo partner della madre perché eccessivamente spaventato da un nuovo investimento emotivo, che potrebbe rivelarsi abbandonico come lo è stato quello con il padre.
Gli amici perfetti sono le coppie che non hanno elaborato la separazione, che continuano a condividere molti spazi e che cercano di evitare il conflitto. In una prima fase i figli possono beneficiare di questo, anche se rimangono confusi per la mancanza di chiarezza su ruoli e confini. Tale organizzazione può entrare in crisi nel momento in cui uno dei due coniugi costruisce un nuovo legame stabile. Ciò obbliga l’altro ad affrontare il dolore della perdita fino ad ora negato e mette in crisi un meccanismo che fino ad allora sembrava flessibile. La conseguenza può essere quella di una difficoltà ad accettare da parte dei figli il nuovo partner e la tendenza ad allearsi con il genitore “abbandonato”.
I colleghi collaboranti hanno entrambi elaborato la separazione coniugale e sono in grado di concentrare i loro rapporti e le loro energie per il benessere dei figli. Le famiglie ricostituite su queste basi diventano delle risorse importanti per i minori che possono godere di più rapporti significativi soddisfacenti anche perché tutti nella famiglia si sentono legittimati e vengono rispettati negli specifici ruoli. In alcuni casi possono sorgere delle difficoltà iniziali dei figli di accettazione dei nuovi partner soprattutto se è ancora viva la speranza di una riconciliazione dei propri genitori.
I colleghi arrabbiati presentano un alto grado di conflittualità, hanno difficoltà a trovare punti di accordo sui modelli educativi e sebbene continuino ad occuparsi dei figli tendono ad instaurare dinamiche competitive rispetto alla genitorialità. Sono frequenti le alleanze genitore-figlio. Ciò crea una situazione di disagio nei minori, soprattutto quelli più piccoli sottoposti ad importati conflitti di lealtà. I figli più grandi possono sfruttare le alleanze per avere maggiore libertà o più soldi. In questo scenario la famiglia ricostituita corre un forte rischio di rottura in quanto i nuovi partner entrano a far parte delle dinamiche competitive e vengono accettati in maniera ambivalente dai figli.
Per i nemici furenti l’ex coniuge è un nemico da cancellare anche come genitore. Si assiste ad una forte svalutazione reciproca che il figlio può provare a gestire alleandosi apertamente con un genitore . La conflittualità tra gli ex coniugi è molto elevata e spesso coinvolge anche i nuovi partners. In questi casi è ancora più difficile che la famiglia ricostituita possa sopravvivere.
I figli
Per i figli ciò che costituisce il principale elemento di stress è l’esposizione al conflitto genitoriale, più che la separazione in sé, in quanto è nell’esperienza del conflitto che si percepisce la minaccia della propria sicurezza emotiva connessa con la minaccia dell’interruzione delle relazioni familiari e quindi di punti di riferimento indispensabili. Quando i figli sono aiutati ad elaborare il senso di perdita e non c’è un loro forte coinvolgimento nel conflitto, l’eventuale ricostituirsi di una famiglia può rappresentare una risorsa e può evitare, il loro invischiamento in ruoli sostitutivi nei nuclei monogenitoriali successivi alla separazione.
Inoltre, la possibilità che la nuova figura che entra nel nucleo familiare venga accettata, è correlata, in parte al tempo che intercorre tra la separazione e la costituzione del nuovo rapporto, e in parte alla capacità del genitore acquisito di non mettersi in competizione con il genitore naturale ma piuttosto di proporsi come una figura consapevole della necessità di una gradualità nella costruzione della relazione con il ragazzo. Altre variabili significative connesse alla costituzione del nuovo nucleo sono differenza di genere (maschi o femmine) e l’età dei figli.
Alcune ricerche evidenziano come per i più piccoli, in assenza di un coinvolgimento nel conflitto genitoriale, sia più facile “assimilare” il nuovo partner, e come, progressivamente si trovino ad affrontare dinamiche interne sempre più complesse quali la convinzione di essere responsabili dei cambiamenti familiari, o la rabbia e la difficoltà di doversi schierare se vengono coinvolti nei conflitti. Nella fase adolescenziale, poi, la richiesta di un loro impegno nella costituzione di una nuova struttura familiare può cozzare con la naturale spinta alla differenziazione propria di questa fase evolutiva.
Infine, ma non meno importante, è la nascita di un fratellino o le relazioni con eventuali figli del nuovo membro della famiglia ricostituita.
L’evento di una nuova nascita è in genere una fase molto critica, sebbene possa rappresentare anche il segno di una “energia generativa” della famiglia. Infatti esso sancisce la fine delle speranze di ricongiungimento dei propri genitori.
La funzionalità di tali relazioni è legata alla capacità dei genitori di superare il concetto di “esclusività” a favore di quello di “specificità” accuditiva (Cigoli, 2002). Ciò comporta che ognuno ha un valore per le proprie caratteristiche specifiche, per cui è possibile riservare il meglio in relazione al ruolo che ogni elemento della famiglia occupa. D’altro canto se tra i ragazzi si instaura un clima di collaborazione e complicità, ciò può rappresentare una valida risorsa nel processo di costruzione della nuova identità familiare.
In conclusione, la possibilità di successo nella formazione di una famiglia ricostituita, può essere ricondotta, da una parte, alla qualità delle elaborazioni legate alla separazione dei nuclei precedentemente esistenti, e dall’altra, alla capacità dei membri di sviluppare una abilità “pluriparentale”, in grado di dare a tutti il giusto riconoscimento e specifiche responsabilità.
