Nel processo di separazione la casa coniugale assume un forte valore simbolico

La casa costituisce da sempre un importante punto di riferimento, sia per l’individuo che per i componenti di un nucleo familiare. Nella casa ciascuno costruisce il proprio spazio, fisco e mentale. Nel matrimonio, rappresenta lo spazio comune, il «Noi», l’opera di due «architetti» che progettano di condividere un tratto più o meno lungo di strada. In questa fase, i sentimenti sono di gioia, speranza e a volte di esaltazione, si pensa che durerà per sempre.

A volte, sempre più spesso, ciò non accade. Il progetto non è come si è immaginato. Si vive una grande delusione, ci si rende conto che vivere in- sieme non è possibile, non ci si sopporta più. Insomma, si decide che è meglio separarsi. La casa coniugale può assumere in questo caso, il ruolo di un oggetto conteso, proprio quanto un figlio. Sebbene la lotta per l’affida- mento dei figli sembri corrispondere maggiormente all’universo degli affetti, la lotta per la casa e in generale per tutto ciò che è connesso alle questioni economiche, assume un forte valore simbolico.

Perché è così frequente che ci si scon- tri fino allo stremo delle energie, psichiche ed economiche per la dimora familiare? Perché a volte si portano avanti infinite battaglie legali, qual è il motivo per cui la casa ha un ruolo tanto importante nell’iter del processo di separazione di una coppia o di una famiglia?

Per rispondere a questi interrogativi, ci sembra utile chiarire alcuni aspetti legati all’esperienza della separazione e del divorzio.

Un evento possibile - Da alcuni anni ormai, in Italia come in altri Paesi europei, il fenomeno della separazione e del divorzio, ha assunto una consistenza significativa con una maggiore accettazione e una connotazione meno catastrofica sia sul piano sociale, che sul piano culturale.

Ciò permette di descrivere la separazione coniugale non più come un momento imprevedibile del ciclo di vita familiare, ma come un evento possibile, sebbene non auspicabile. Un evento, quindi, normativo, assimilabile ad altri che l’individuo e la famiglia possono incontrare durante la propria vita, come il matrimonio, la nascita di un figlio, la sua adolescenza eccetera. Non solo, questo evento va inserito in una dimensione processuale, con una sua durata e una sua evoluzione nel tempo, nella quale la procedura giuridica che porta alla separazione legale, diventa una delle fasi del percorso di cambiamento familiare.

La separazione è la conseguenza del modificarsi del rapporto di coppia e nello stesso tempo apre a un processo di trasformazione delle relazioni familiari. Ciò comporta una riorganizzazione su tutti i versanti della vita, sia per gli adulti che per i figli, che possono essere investiti da stati di incertezza e disorientamento, da ansia e paura. Una trasformazione nella quale la frattura della relazione coniugale inizia molto prima del ricorso agli avvocati e al tribunale, e si prolunga ben oltre la conclusione giuridica della sentenza.

Un processo a più stadi - Il processo di natura psicologica che accompagna l’esperienza separativa, tra le più delicate e stressanti nella storia del gruppo familiare, si svolge, quindi, attraverso una progressione di stadi caratterizzati da particolari sentimenti e comportamenti agiti dai protagonisti. Prima di arrivare al completamento della separazione psichica, i partner, con tempi personali a volte diversi, attraversano varie fasi, dal disinvestimento emotivo nella relazione, all’elaborazione dei sentimenti di collera, dolore e perdita, che possono richiedere anche diversi anni Si possono individuare, semplificando e sintetizzando, tre fasi nel processo di separazione:

  • la decisione di separazione
  • la separazione legale
  • la separazione psichica

Nella prima fase uno dei partner o entrambi, si rendono conto del crescente disimpegno nella relazione di coppia e arrivano alla decisione di separarsi. Nella seconda, la decisione diventa ufficiale e operativa e i partner affrontano le problematiche pratiche e relazionali per realizzare la separazione. Nell’ultima fase, il gruppo familiare si riorganizza, sia dal punto di vista degli spazi di vita, che da quello delle relazioni interpersonali, attraverso il raggiungimento di accordi su aspetti pratici ed economici, come la casa coniugale e l’assegno di mantenimento, e su aspetti inerenti all’organizzazione familiare, come l’affidamento dei figli, la frequentazione eccetera.

La dinamica circolare - Queste fasi del processo di separazione non hanno un preciso ordine temporale, non si susseguono una dopo l’altra, in modo lineare, a volte possono sovrapporsi, ma, in generale, procedono in modo circolare.

Nella fase legale, ad esempio, coesistono da una parte, la necessità di raggiungere degli accordi pratici per la riorganizzazione familiare, come decidere sull’affidamento dei figli su chi rimane e chi esce dalla casa coniugale, come dividersi gli oggetti presenti nella casa ecc., e dall’altra la necessità di elaborare la perdita del legame di coppia, attraverso il riconoscimento delle parti del proprio “sé” investite nella relazione e la riappropriazione di queste all’interno della propria identità. Più semplicemente si tratta di riprendersi ciò che è stato investito nel rapporto, ma questo e tutt’altro che facile, infanti richiede una grande forza nel sopportare il senso di vuoto conseguente al distacco.

Queste variabili si influenzano reciprocamente. Infatti, il raggiungimento degli accordi legali è favorito dalla capacità di elaborazione della rottura del legame; tuttavia, gli accordi raggiunti sanciscono la separazione, rendendola manifesta, mettendo quindi i partner a contatto con il vissuto della separatezza. Dato che spesso non si è pronti a tollerare il vuoto si cerca inconsciamente di rimandare quel momento e quindi risulta difficile il raggiungimento degli accordi.

Ciò rende il momento del ricorso agli avvocati la parte cruciale e delicata di questo percorso.

Nella fase legale troviamo quindi delle difficoltà e delle conflittualità che possiamo definire “fisiologiche” in quanto le rappresentazioni collegate all’elaborazione del distacco emotivo vengono attivate prepotentemente. Entrambi i partner, devono ritirare le speranze e le aspettative investite nel progetto matrimoniale e devono, inoltre, accettare la perdita di alcuni aspetti legati alla propria identità, come per esempio il ruolo di marito o di moglie. Ciò implica la necessità dell’elaborazione del lutto di ciò che si perde.

Le potenzialità evolutive - In questa prospettiva il conflitto può essere considerato nelle sue potenzialità evolutive nella misura in cui i partner, pur affrontando nodi dolorosi, riescono a mantenere una modalità di relazione cooperativa, utile soprattutto a sostenere il rapporto come genitori. Viceversa, quando uno dei partner o entrambi non riescono a tollerare i sentimenti di dolore, fallimento e perdita, il conflitto, che assolve il compito di riempire questi vuoti, può assumere una forma distruttiva e involutiva diventando un vero e proprio fattore di protezione. Si possono individuare delle situazioni tipo nella modalità di gestione della conflittualità “negativa” all’interno del processo di separazione (F. Canevelli, M. Lucardi, 1994):

  • congelamento del conflitto;
  • esasperazione del conflitto;
  • spostamento del conflitto

Quando ciò che si perde rappresenta la gran parte dell’identità di un individuo, tale elaborazione risulta più difficile ed è allora che il conflitto può assumere la funzione di sospensione del processo di separazione consentendo ai partner di mantenere un filo, che, da una parte risulta essere un concentrato di aggressività, senso di rivalsa, competizione eccetera; dall’altra, permette la messa in atto di meccanismi di difesa rispetto al senso di diso-rientamento e disgregazione personale collegati a una perdita così importante.

Il conflitto per assolvere a questa funzione deve servirsi di “argomenti convincenti” e cioè oggetti che hanno un grande valore simbolico, proprio come la casa coniugale. Infatti essa assume su di sé sia aspetti collegati alla coppia, che rappresentazioni del senso d’identità individuale.

La contesa immobiliare - La casa coniugale è, da una parte, il simbolo della realizzazione di un progetto comune, basti pensare alle energie affettive ed economiche che una coppia deve profondere, per ristrutturare, arredare e rendere confortevole il proprio nido, e, dall’altra, anche il simbolo di uno status sociale. Nel complesso, si può considerare come un vero e proprio “stabilizzatore” dell’identità.

In questo quadro diventano comprensibili le infinite battaglie che si svolgono negli studi legali attraverso le quali infatti si può maggiormente dare voce a questa paura del vuoto, tramite lo scontro, la contrapposizione, la contesa su un bene così importante e significativo.

Se fino a ora abbiamo considerato la «contesa immobiliare», come una modalità inconscia di proteggersi dal senso di fallimento personale e dalla perdita sentimentale attraverso un sostanziale stand by nel processo separativo, raggiunto tramite il conflitto. Nondimeno può essere importante valutare quelle “operazioni” volte a scavalcare il problema, cercando cioè nella separazione legale, disgiunta da quella psichica, la maniera per non affrontare il solito nodo doloroso. Il rifugiarsi nella condizione giuridica di separato non necessariamente si accompagna alla elaborazione del corrispondente vissuto.

Il “trampolino” - E così, nella nostra pratica professionale, si assiste a situazioni in cui i due partner hanno fretta di risolvere tutte le vertenze in sospeso, comprese quelle inerenti alla situazione patrimoniale. In questi casi, quindi, l’accordo sulla casa, raggiunto frettolosamente, può rappresentare un “trampolino” verso una nuova condizione socio-giuridica senza però essere accompagnato da una reale e profonda presa di coscienza dei significati emotivi a essa collegati. Molte separazioni consensuali hanno questa matrice. I due partner possono arrivare a vendere la casa coniugale non considerando appieno il suo valore simbolico. Anche in questo caso si tratta di una manovra difensiva. Infatti mentre nelle separazioni giudiziali la lotta per l’immobile costituisce un filo, non troppo spesso da mantenere il legame, ma nemmeno troppo esile da poterlo tagliare completamente, in quelle consensuali, raggiunte senza elaborazione, l’accordo sulla casa è un modo per «cancellare» quel filo. Una modalità, cioè, per non toccare la sofferenza.

Due spinte confliggenti - Si può notare, quindi, come la casa entri nel processo separativo assumendo da una parte, la funzione di fermare il tempo, mantenendo i due partner ancorati a una relazione seppur conflittuale, e dall’altra, la funzione di accelerarlo, con l’obiettivo di sciogliere prima possibile tutti i vincoli.

La grande varietà e la diversità delle situazioni (come si può notare anche dalle storie riportate nei box) è collegata sia allo stile di gestione del conflitto, da un livello massimo di impegno a un livello massimo di evitazione, sia alla capacità di elaborare profondamente la portata emotiva di un evento così doloroso e la possibilità quindi di realizzare la separazione psicologica.

L’azione del tempo - Una reale separazione psichica può essere raggiunta con il tempo e attraverso una riflessione profonda sui significati che gli oggetti, sia relazionali, che materiali, assumono per ciascuno, con la consapevolezza che dietro al valore affettivo di un oggetto si celano sentimenti di fallimento disorientamento e perdita.

Solamente assumendosi la responsabilità della propria scelta e sostenendone il peso, l’individuo può superare una così delicata fase della vita e prepararsi a nuove relazioni senza la scia emotiva di problematiche irrisolte.

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