Nelle situazioni di violenza domestica, la vittima e il carnefice sono legati da una dinamica circolare
Si rimane sempre molto turbati dalle notizie riguardanti episodi di violenza domestica, in special modo quelli dove sono coinvolti i minori, ma non di meno, colpiscono quelle vicende in cui è la relazione coniugale il palcoscenico principale di una rappresentazione che ha per tema portante l'aggressività e la violenza spinte oltre ogni controllo.
La maggior parte di queste situazioni vede l'uomo come l'attore protagonista dell'atto violento e la donna come la vittima. Questa relazione è vista in genere in un ottica di “staticità”, si privilegia cioè una visione di causalità lineare, come per esempio in chiave giuridica, dove è giustamente punito colui che compie l'atto violento a tutela di colui che lo subisce. Spesso quindi può prevalere una visione di tipo causa-effetto.
Tuttavia dal punto di vista psicologico il rapporto tra i protagonisti di tale “rappresentazione” non è così semplice. Esso non sembra legato ad una causalità lineare, bensì ad una dinamica “circolare” in cui la causa e l'effetto sono l'uno causa dell'altro e viceversa. La relazione tra vittima e carnefice va quindi considerata all’interno di un contesto più ampio in cui più variabili interagiscono tra loro.
Per esplorare in profondità il contesto e i significati della violenza nella coppia è necessario accennare ad alcuni aspetti che caratterizzano il funzionamento psicologico della organizzazione diadica in genere.
Caratteristiche della coppia.
La coppia è un sistema che non equivale alla somma delle parti che lo compongono, quindi non è costituito dall’insieme delle identità di due persone, ma può essere considerato come un organismo “dotato di vita propria”.
I due partner si incontrano e si uniscono sulla base dei reciproci mondi interni derivanti dalle rispettive esperienze relazionali vissute all'interno delle proprie famiglie di origine. Sono come due viaggiatori dotati ognuno del proprio zaino nel quale si trovano quell'insieme di valori, aspettative, rappresentazioni di ruoli e funzioni che formano il cosiddetto mito familiare, o ciò che da un punto di vista psicodinamico denominiamo “rappresentazioni interne” della coppia e dell’altro. Si può affermare che, tranne nei casi delle unioni combinate, la scelta del partner non sembra per questo essere casuale, ma influenzata in maniera del tutto inconsapevole, da elementi di simiglianza o totale contrasto.
La coppia quindi si struttura attraverso un “incastro di mondi interni”. Quando esso genera una comunicazione reciproca degli stati d'animo, sia positivi che negativi, quando si struttura un accordo e una motivazione al mantenimento di un forte senso di appartenenza, allora si raggiunge un forte sentimento di intimità; quando l'unione è vissuta attraverso la condivisione di regole, derivate da un processo di selezione reciproca tra aspetti che si vuole rifiutare e altri che si vuole mantenere delle rispettive famiglie di origine, in accordo con il processo di svincolo e di crescita personale, allora si vive un forte e profondo senso di complicità, rappresentata a volte dalla sensazione di poter affrontare insieme qualsiasi aspetto del mondo, “due contro tutti”.
Tuttavia, da tale incontro, possono emergere aspetti problematici legati ai rispettivi mondi interni che la coppia è chiamata inconsciamente a risolvere: in tal caso, i partner risultano legati da un patto chiamato “collusivo”. La collusione si configura come una proposta inconscia di relazione avanzata da uno e raccolta dall'altro, di aspetti negativi e potenzialmente patologici, una organizzazione difensiva a due che può rappresentare la motivazione principale alla costituzione della relazione di coppia, la quale diviene una forma di difesa del proprio equilibrio interno ( Norsa, Zavattini, 1997 ).
Nei casi in cui essa non lascia spazio alla complicità e all’intimità, la coppia si struttura prevalentemente sugli aspetti problematici e disfunzionali. Ciò non necessariamente deve produrre una dinamica violenta.
Un’analisi multidimensionale.
La violenza intrafamiliare sembra infatti essere inserita all’interno di uno scenario in cui sono presenti una serie variabili tra loro correlate:
- Il rapporto tra famiglia e sistema di appartenenza
- La relazione tra la famiglia o la coppia e i valori culturali di riferimento
- Le caratteristiche individuali dei partner e la loro dinamica relazionale
Le coppie, o più in generale le famiglie vengono definite dalla struttura sociale a cui appartengono e a loro volta ne determinano le caratteristiche attraverso l’azione dei loro membri, gli scambi e le trasformazioni culturali, in un rapporto di reciprocità.
Il sistema familiare nasce proprio per facilitare l’adattamento dell’individuo all’interno della società di appartenenza e infatti svolge due importanti funzioni, quali la protezione e la socializzazione, deve garantire senso di appartenenza e possibilità di sviluppo. Da una parte essa è garante dell’unione e della coesione,dall’altra, deve facilitare la crescita attraverso l’espressione dell’identità dei suoi membri e la creazione di nuovi legami. Ogni famiglia possiede un proprio stile nel perseguire questi obiettivi, uno stile legato al peculiare sistema di codici che guida l’organizzazione delle relazioni e che costituisce il segno della sua unicità. Tale sistema di codici è collegato al modello culturale ed è costituito da un insieme di presupposti.
Quando una nuova coppia si forma, stabilisce, anche inconsapevolmente, degli accordi, sulla divisione di ruoli e funzioni, frutto del confronto e della mediazione tra i reciproci sistemi di valori e credenze, e così facendo, crea una propria identità di coppia.
Proviamo a capire quali sono i presupposti alla base delle diverse organizzazioni familiari.
Da una parte si distinguono quelli legati ad una concezione moderna della cultura, che chiameremo “espliciti”; e, dall’altra, quelle convinzioni più “arcaiche”, non dette, che chiameremo presupposti “impliciti” ( Andolfi, Angelo, Saccu, 1988 ). L’insieme delle due concezioni costituisce il modello socio-culturale prevalente: nelle società tradizionali avremo una prevalenza dei presupposti impliciti, mentre in quelle più moderne questi ultimi avranno una valenza minima.
Tra i presupposti espliciti troviamo:
- Il matrimonio è basato sull’amore
- Il rapporto tra uomo e donna è paritario
- La coppia svolge funzioni complementari e reciproche
Tra i presupposti impliciti troviamo:
- La famiglia è un sistema ordinato gerarchicamente
- Il rapporto tra uomo e donna è basato su una organizzazione diseguale del potere legato alle differenze di genere
- La coppia svolge funzioni ben distinte: la donna accudisce e l’uomo lavora, la mantiene e comanda
- L’uomo è superiore alla donna per natura
Si può notare come i due sistemi di valori e credenze siano largamente incompatibili.
Le famiglie violente sono sistemi fortemente orientati allo sviluppo dei presupposti impliciti e quindi mostrano una forte adesione al modello tradizionale, ma contemporaneamente non riescono ad applicarlo, a causa delle difficoltà di uno o di entrambi i partner.
Infatti l’uomo non è in grado di assolvere le funzioni a lui richieste, spesso non riesce a mantenere la famiglia e pensa che la donna non risponda alle sue aspettative, pensa che non lo rispetti abbastanza. È un uomo che si confronta con un modello maschile che non prevede la debolezza, la fragilità, che è poco realistico e che quindi lo mette di fronte ad un continuo senso di fallimento. Spesso ha vissuto, più o meno direttamente, esperienze di violenza nella propria famiglia di origine e può far uso di sostanze, come alcool o droga per non sperimentare gli aspetti depressivi. Da un punto di vista psicodinamico sembra orientato da una organizzazione di personalità di tipo borderline, con tratti narcisistici e antisociali.
La donna non riesce ad accettare il suo stereotipo che prevede obbedienza e passività, inoltre non è soddisfatta di come l’uomo svolge i suoi doveri, non lo considera all’altezza dei suoi compiti. È una donna sostanzialmente dipendente che vive la relazione con il partner in modo ambivalente: è attratta da un uomo autoritario e deciso, ma contemporaneamente lo svaluta per dimostrare a se stessa che ne può fare a meno, la sua organizzazione di personalità sembra essere di tipo passivo-aggressivo, con tratti masochistici.
Sembra evidente come vittima e carnefice siano legati da una relazione molto intensa e fusionale e come le rispettive identità sembrino dipendere l’una dall’altra.
Ma quali sono le condizioni strutturali del sistema che possono favorire l’emergere della violenza?
Innanzitutto la coppia deve essere organizzata in modo rigido sulla convinzione che esistano delle disuguaglianze di genere; ciò prevede un sistema basato sul potere gerarchico; la relazione, come detto, è di tipo fusionale: l’identità di uno è in funzione di quella dell’altro; infine sembra che per queste diadi la violenza sia una modalità “naturale” di interazione, spesso infatti può risultare un “eredità” di una o di entrambe le famiglie di origine. Stiamo infatti considerando quelle coppie in cui la violenza è ripetuta nel tempo.
Il ciclo della violenza (Walker,L., 1979)
Le interazioni delle coppie violente sembrano contraddistinte da cicli che tendono ad una intensificazione progressiva della dinamica distruttiva, come in una spirale. In particolare, si distinguono tre fasi:
- Accumulo di tensione
- Fase acuta
- Fase di calma amorevole
La prima fase è caratterizzata da aggressioni psicologiche e lievi percosse attraverso le quali l’uomo aumenta la sua gelosia, la tendenza al controllo e al possesso, come conseguenza della percezione della perdita di potere in conseguenza dei comportamenti della donna. Essa infatti può inconsapevolmente provocarlo perché non lo considera all’altezza dei suoi compiti, oppure per dimostrare a se stessa che è autonoma e adulta. Ciò aumenta notevolmente la tensione fino alla fase due in cui si assiste alla perdita del controllo dell’uomo che , scarica la forte sensazione di impotenza attraverso l’uso della forza.
In questo momento entrambi trovano una conferma rispetto alle reciproche identità: l’uomo recupera la sensazione del controllo sul partner, proprio del suo ruolo, la donna , sebbene in modo doloroso, trova la conferma della propria femminilità.
Successivamente si entra nella terza fase con l’emergere del senso di colpa maschile, associato ad un atteggiamento molto amorevole di “riparazione”. La donna crede alle scuse anche a causa di una percezione del partner fortemente idealizzata, perché in fondo “è un uomo forte che la fa sentire donna”. In questo modo si prepara il terreno per un nuovo ciclo che come detto è spesso più intenso del precedente.
Conclusioni
Si evidenzia quindi una relazione fortemente fusionale tra la vittima ed il carnefice che sembrano fortemente invischiati in una dinamica distruttiva legata alla ricerca di conferme rispetto alle reciproche identità che , nonostante implichino vissuti di grande sofferenza per entrambi, sembrano essere la sola via di uscita per non perdersi.
Considerare tutto ciò può fornire uno strumento ausiliario nella comprensione di questi fenomeni così delicati e complessi.
