Darsi una rigida cornice può costituire soltanto il punto di partenza
Il provvedimento di omologa del tribunale di Milano è talmente innovativo da fornire una bella opportunità di riflessione sul significato psicologico e sugli eventuali limiti o problematicità di un accordo risarcitorio/ sanzionatorio tra la madre e il padre di minori in affidamento condiviso.
È opportuno interrogarsi sui risvolti di una simile conciliazione sia per quanto riguarda i figli, sia per quanto riguarda gli stessi ex-coniugi, questi ultimi chiamati a rispettare il principio sottostante alla legge sull’affidamento condiviso che promuove la responsabilità sui figli all’interno del concetto di bigenitorialità nei processi di separazione e divorzio.
Se è pur vero che è importante garantire l’applicazione e l’applicabilità di tale principio, ciò non basta a favorire la stabilità psicologica e la serenità dei figli coinvolti in una vicenda che non si esplica solo sul piano tecnico, della reciprocità della frequentazione e delle decisioni, ma che implica importanti variabili emotive.
Difficoltà legate al processo di separazione - La separazione è un processo delicato che oltre agli aspetti giuridici inerenti alla divisione dei beni agli accordi economici e alla gestione dei figli, comporta importanti aspetti psicologici di natura quasi fisiologica, quali l’elaborazione del senso di fallimento di un progetto, della collera, del dolore e della perdita a esso legati che possono manifestarsi oltre l’ufficializzazione della separazione stessa.
In una fase così delicata, i partner vivono la perdita di un legame, a volte anche il timore di perdere l’amore dei figli, spesso come conseguenza di sentimenti di colpa e a volte affrontano momenti di disorientamento della propria identità dai quali possono difendersi proiettando sull’altro la responsabilità di tale sofferenza.
In tali circostanze non è facile mantenere un equilibrio e spesso si perdono di vista i bisogni dei figli spendendo molte energie nel conflitto. Esso per altro “riempie” lo spazio lasciato vuoto dalla rottura del legame come un filo che non permette il definitivo distacco, ma nemmeno favorisce una ricomposizione. Per questa ragione diviene difficile scindere la dimensione coniugale da quella genitoriale, operazione necessariamente richiesta per realizzare il compito evolutivo riferito a questa fase.
Tali difficoltà possono quindi compromettere tutto il processo decisionale legato agli accordi da prendere in merito alle questioni economiche, logistiche e in merito alla gestione dei figli. Tutto ciò può manifestarsi con un diverso grado di intensità, in relazione ai profili di personalità dei protagonisti. C’è chi riesce a tollerare con minore difficoltà lo stress e il senso di disorientamento e a volte di dispersione della propria identità: in questo caso sarà possibile, con il tempo, accedere ai nuclei depressivi connessi all’elaborazione di tale evento critico e riuscire a completare il processo separativo. Ciò permetterà la possibilità di raggiungere degli accordi legati al reciproco rispetto almeno nell’area della genitorialità.
In altri casi la ferita narcisistica è talmente profonda che si ricorre all’uso di meccanismi di difesa che prevedono la svalutazione dell’altro fino quasi al suo annientamento psicologico.
Quando ciò si verifica può essere estremamente difficoltoso o quasi impossibile gestire la dimensione della genitorialità in una fase di rinuncia a un progetto comune pur avendo “qualcosa” in comune. I figli diventano l’oggetto conteso, strumento di compensazione rispetto al fallimento di un ideale dell’Io troppo elevato (il genitore e il coniuge perfetto). In questo quadro è intollerabile riconoscere nell’altro genitore un interlocutore affidabile, dato che è necessario svalutarlo il più possibile per salvare se stessi.
Uno sbocco possibile - Quando persistono difficoltà tali da rendere impossibile qualsiasi tipo di accordo sulla frequentazione dei figli, sull’assegno di mantenimento e su qualsiasi decisione inerente agli aspetti educativi, una via di uscita dallo stallo può essere trovata attraverso il ricorso a uno strumento super partes che garantisca i diritti dei genitori e dei figli, ma che contemporaneamente vincoli i primi a un comportamento retto. L’accordo sanzionatorio può soddisfare questi requisiti.
Esso tuttavia non deve essere considerato solo un artificio in quanto può assumere a tutti gli effetti il significato di un atto comune: infatti la coppia sostanzialmente è protagonista della creazione di un accordo rappresentato dal tariffario delle sanzioni e contemporaneamente si affida a un organo superiore (il giudice) per garantirne il rispetto.
Questo mette i due ex-coniugi in una situazione di parità dal punto di vista dei diritti e delle responsabilità, ma non li lascia soli nella gestione di qualcosa che è ancora troppo delicato. Ciò quindi è una cornice di riferimento da loro stessi creata, grazie alla quale si possono contenere le ansie derivanti dal vivere direttamente la responsabilità dei figli rispetto alla svalutazione dell’altro.
Inoltre da un punto di vista psicodinamico, la costruzione di una cornice rigida di riferimento funge da stabilizzatore proprio come nel setting terapeutico: più si tende a una patologia che si allontana dal versante nevrotico e si avvicina all’area borderline e più è necessaria per il paziente e per l’efficacia dell’intervento, la creazione di uno spazio maggiormente strutturato.
Una soluzione incompleta - La capacità di costruire un accordo di questo tipo rappresenta quindi una risorsa, perché dimostra che la coppia è in grado di trovare un’area di condivisione, anche se molto limitata: la coppia si accorda su un rigido protocollo comportamentale.
Sarebbe auspicabile considerare questo un punto di partenza e non un punto di arrivo in quanto sebbene soddisfi le esigenze della dimensione giuridica, quindi pari diritti e pari responsabilità per entrambi, non necessariamente comporta una ricaduta positiva sulla salute psicologica dei minori che possono accedere a entrambi i genitori, ma non sono necessariamente garantiti rispetto alla dimensione affettiva.
L’esperienza psicologica dei figli Come i genitori anche i figli hanno bisogno di elaborare la perdita della famiglia unita.
Gli stati emotivi che attraversano il processo di disgregazione familiare possono procurare una situazione di disagio psicologico non solo per la coppia, ma anche per i figli.
La nuova situazione richiede una ristrutturazione dei rapporti familiari e potrebbero venirsi a creare delle relazioni disfunzionali. Spesso i rapporti del bambino con il genitore che lascia la famiglia diventano meno significativi, mentre diventano totalizzanti quelli con il genitore convivente. Del resto l’allontanamento di un genitore che lascia la famiglia viene vissuto dal bambino come un abbandono è può manifestare sentimenti di perdita, ma anche timore di ulteriore abbandono da parte dell’altro genitore. I bambini reagiscono con comportamenti di disadattamento e, a secondo dell’età, presentano sintomatologie di abbandono (regressioni, stati di irritabilità, alterazione del sonno e dell’alimentazione, malattie psicosomatiche) e crisi depressive.
Vi è una correlazione tra la persistenza della conflittualità tra i genitori e la gravità del disagio psicologico manifestato dai figli. Nelle situazioni di rigidità e cronicità del conflitto, i partner si trovano a vivere una situazione di sofferenza o di difficoltà tale da impedire sia il raggiungimento di una collaborazione educativa, sia di accordi per i figli, nonché il recupero di una progettualità individuale e il riadattamento a una nuova realtà affettiva e di vita.
Competenza genitoriale e accordo di separazione - Il contenimento dei disagi a livello emotivo dei figli si realizza attraverso la condivisione della responsabilità genitoriale sulla quale si focalizza la nuova legge.
Tra l’altro essa con l’articolo 155-sexies prevede un’opportunità: la possibilità per il giudice, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, di rinviare il provvedimento di affido per permettere agli ex-coniugi di avvalersi di esperti. L’opportunità di avviare un percorso di mediazione familiare dà spazio a un’adeguata elaborazione dei processi emotivi al fine di favorire la capacità di raggiungere accordi soddisfacenti sulle condizioni di separazione.
L’accordo sopra descritto ha un suo valore, però se deprivato dalla preoccupazione e da una capacità empatica per figli può rappresentare solo un involucro vuoto, dove l’aspetto pecuniario può avere il ruolo di un valore: il figlio può percepire che per un genitore è più facile rispettare l’altro e gli impegni presi sotto la minaccia di un provvedimento, piuttosto che per un reale interesse per lui.
Se è pur vero che le soluzioni adattive tra gli esseri umani sono sempre collegate ai riferimenti culturali e morali, valori legati al denaro aprono una rischiosa prospettiva.
L’applicazione del diritto nei casi che coinvolgono i minori in relazione ai propri genitori deve poter tenere conto della dimensione affettiva; è fondamentale mantenere un equilibrio fra la funzionalità di una legge e un lavoro finalizzato all’attivazione e al sostegno delle risorse interne al nucleo familiare ormai disgregato. In questo specifico caso si è evidenziato come se la coppia è in grado di stipulare un accordo seppur limitato come quello sanzionatorio, ciò rappresenta una risorsa dalla quale partire per allargare il più possibile la piattaforma della cooperazione.
